
Il Teatro del Pistacchio, dove il vento diventa musica e la memoria si fa cultura Nella campagna di Raffadali, l’antica Aia di Don Miché, trasformata in teatro e strumento musicale, ha ospitato una serata dedicata a Enzo Alessi e Andrea Camilleri, tra letture, poesia, musica e testimonianze. di Adriana Monastero 04 agosto 2026
RAFFADALI - Nel cuore della campagna agrigentina, lungo la strada provinciale 17 che collega Raffadali a Siculiana, sorge un luogo difficile da descrivere in una sola definizione. Il Teatro del Pistacchio non è soltanto uno spazio destinato agli spettacoli, né una tradizionale sala da concerto. È, al tempo stesso, opera artistica, presidio culturale e grande strumento musicale, capace di dialogare con il vento, il paesaggio e la memoria della terra.
Il teatro nasce dal recupero dell’antica Aia di “Don Miché”, dove un tempo si “spagliavano” i cereali e le leguminose e si svolgevano le attività legate alla civiltà contadina. Oggi quello stesso spazio accoglie concerti, rappresentazioni, letture e incontri culturali, conservando un legame profondo con le tradizioni rurali e con l’identità del territorio. La sua peculiarità risiede nella struttura sonora, concepita come un grande cordofono in grado di trasformare le correnti d’aria in vibrazioni e armonie. Quando il vento attraversa le corde, il teatro prende voce, generando un suono naturale, profondo e suggestivo, che sembra levarsi direttamente dalla terra. Qui il paesaggio non costituisce una semplice cornice: il vento diventa musicista, la campagna si fa scenografia e l’antica aia torna a essere un luogo vivo di incontro, cultura e memoria.

La stagione culturale del Teatro del Pistacchio si è aperta, nella serata del 3 agosto, con un appuntamento dedicato a due figure profondamente legate alla cultura siciliana, Enzo Alessi e Andrea Camilleri, alla presenza di un pubblico numerosissimo, attento e partecipe, proveniente da ogni parte della provincia. Testimonianze, letture, poesia e musica hanno ricostruito non soltanto il profilo artistico e intellettuale dei due protagonisti, ma anche il loro modo di intendere la cultura: non come esercizio distante dalla vita quotidiana, bensì come esperienza condivisa, capace di unire persone, luoghi e generazioni.
Enzo Alessi, il teatro come forma di comunità, attore, regista, docente e giornalista, è stato una figura di riferimento nella vita culturale di Raffadali. Attraverso il teatro, la scuola e l’attività associativa contribuì alla crescita della comunità, creando relazioni e collaborazioni anche al di fuori della Sicilia. A Savona fu tra i fondatori del Circolo Pirandello, esperienza dalla quale nacquero incontri, manifestazioni e scambi con personalità provenienti da diversi ambiti culturali.
Nel corso della serata è emerso soprattutto il ritratto di un uomo dotato di grande umanità, ricordato per la sua spontaneità e per il calore con cui accoglieva le persone. Era solito salutare tutti con un abbraccio e con un’espressione dialettale rimasta nella memoria di chi lo ha conosciuto: «vasati a tutti e pizzicuneddi a li picciliddri». Parole semplici e familiari, capaci di restituire l’immagine di un uomo che aveva fatto della vicinanza agli altri una cifra autentica della propria esistenza.

La poetessa Giuseppina Mira gli ha dedicato una composizione sull’amore, regalando al pubblico uno dei momenti più intensi dell’incontro. Le testimonianze hanno inoltre raccontato la capacità di Alessi di coinvolgere la propria famiglia nelle attività teatrali, trasformando il palcoscenico in uno spazio condiviso di creatività, educazione e partecipazione.
Tra gli interventi più significativi, quello del mitico notaio Enzo Motta, raffadalese di nascita e savonese d’adozione, da oltre quarant’anni presidente del Circolo Pirandello di Savona e socio della Società Dante Alighieri. Nel corso della sua lunga attività, Enzo Motta ha promosso centinaia di iniziative dedicate alla letteratura, al teatro, alla storia, al turismo e alle tradizioni gastronomiche, mantenendo vivo il legame tra la Liguria, sua regione d’adozione, e la Sicilia, da lui sempre considerata la propria terra. Membro della Commissione per gli studi storici del notariato, ha approfondito anche il ruolo svolto dai notai nel riscatto dei cristiani fatti prigionieri durante le incursioni piratesche nel Mediterraneo, vicenda ampiamente documentata negli atti conservati negli archivi storici. Attraverso ricordi e aneddoti di vita quotidiana, Motta ha rievocato l’amico Enzo Alessi, sottolineandone la generosità, l’entusiasmo e la straordinaria capacità di creare rapporti umani sinceri.

Il suo intervento si è poi soffermato su Andrea Camilleri, del quale ha ricordato la genialità narrativa, l’ironia e la fantasia, ma soprattutto l’abilità di cogliere legami sorprendenti tra avvenimenti e situazioni apparentemente lontani. Enzo Motta ha rievocato anche alcuni incontri con lo scrittore al Bar Vigata di via Roma, a Porto Empedocle, luogo nel quale Camilleri amava conversare, osservare le persone e ritrovare le atmosfere della propria terra. Alla passione per la cultura, Enzo Motta ha affiancato per oltre quarant’anni quella per la vela, altro elemento capace di rinsaldare il suo rapporto con il Mediterraneo e con la Sicilia.
Il ricordo di Andrea Camilleri ha costituito uno dei momenti centrali della serata. La voce dello scrittore empedoclino è tornata a vivere attraverso alcune letture tratte da Il casellante, interpretate dal maestro Gero Galvano. Pubblicato nel 2008, il romanzo rappresenta il secondo capitolo della cosiddetta trilogia delle metamorfosi. Ambientata nella Vigàta del 1942, l’opera racconta la vicenda di Minica e del marito Nino, intrecciando il mito classico con il cunto siciliano.
La figura della “donna albero”, posta al centro del romanzo, trasforma il dolore e la violenza subiti dalla protagonista in una struggente aspirazione alla rinascita. Le letture hanno restituito tutta la forza evocativa del testo, facendo risuonare le parole di Camilleri tra le pietre dell’antica aia e le corde mosse dal vento, in un suggestivo dialogo tra letteratura, teatro e paesaggio.

Gero Galvano ha accompagnato il pubblico nell’universo narrativo dello scrittore con un’interpretazione intensa, capace di rendere la complessità dei personaggi, la profondità delle vicende umane e il legame indissolubile tra la scrittura di Camilleri e la Sicilia.
Particolarmente emozionante è stata anche la testimonianza di Tonina Rampello, vedova Alessi, che ha ricordato le collaborazioni, gli incontri e il profondo affetto che Camilleri nutriva per Enzo Alessi, per il teatro e per le persone che lo animavano. Dello scrittore è stato richiamato anche un insegnamento rivolto alle nuove generazioni: la necessità, per gli adulti e per gli uomini di cultura, di circondarsi di giovani. A loro si possono offrire esperienza, conoscenza e consapevolezza; da loro si ricevono energia, leggerezza, curiosità e capacità di guardare al futuro. Un pensiero che interpreta pienamente lo spirito del Teatro del Pistacchio, dove la memoria non viene custodita in modo immobile o puramente celebrativo, ma trasmessa, rinnovata e affidata alle generazioni successive.
Il percorso dedicato a Camilleri ha attraversato anche altre opere significative, da La strage dimenticata a La concessione del telefono, fino a Le pecore e il pastore e La rivoluzione della luna: libri nei quali il rigore della ricerca si unisce alla forza della narrazione, riportando alla luce episodi rimossi e dando voce alle contraddizioni e alle ferite della storia siciliana.
Alla manifestazione hanno preso parte, tra gli altri, Enza Ierna, presidente della Società Dante Alighieri di Agrigento, Lucia Alessi, i familiari di Enzo Alessi e gli altri protagonisti dell’iniziativa. Ecco una versione più elegante e scorrevole: Poesia e teatro si sono intrecciati con la musica grazie alla partecipazione del chitarrista raffadalese Riccardo “Riky” Ragusa, da anni attivo in Piemonte e impegnato nella valorizzazione della tradizione musicale siciliana e del maestro Vito Gervasi al basso, che hanno accompagnato la serata con brani appartenenti al repertorio folk siciliano. La loro presenza hanno contribuito al carattere corale della serata, durante la quale linguaggi artistici differenti hanno dialogato all’interno di uno spazio profondamente radicato nel territorio.
Il Teatro del Pistacchio si conferma così un luogo aperto alle culture e alle musiche del mondo, capace di accogliere esperienze diverse senza smarrire il rapporto con le proprie origini.

Le collaborazioni con associazioni, artisti, studiosi e istituzioni culturali, tra cui la Società Dante Alighieri e il Circolo Pirandello, rafforzano il valore di un progetto nato per creare relazioni tra comunità, territori e generazioni. Nel Teatro del Pistacchio il passato dell’aia contadina incontra la sperimentazione musicale, il ricordo degli intellettuali siciliani si intreccia con le voci del presente e la natura partecipa direttamente alla rappresentazione. Quando il vento attraversa le corde del teatro non genera soltanto un suono. Sembra riportare alla luce parole, storie ed emozioni appartenute a quanti hanno contribuito a rendere grande la cultura di questa terra. Il Teatro del Pistacchio è dunque molto più di uno spazio destinato agli spettacoli. È un presidio culturale, un laboratorio della memoria e un’opera viva, nata dalla terra e affidata al vento. Un luogo senza eguali, nel quale la Sicilia continua a raccontare sé stessa attraverso la musica, il teatro, la letteratura e la forza universale delle proprie storie. |
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